Lombardia in “arancione rafforzato”, il vicesindaco di Rescaldina: «Scuola messa dietro a tutto»
Il vicesindaco Enrico Rudoni contesta anche il metodo comunicativo: anche oggi il Comune ha appreso la notizia dai giornali prima della comunicazione ufficiale
Ancora poche ore e l’arancione di cui da qualche giorno si è colorata la Lombardia si farà più scuro: dalla mezzanotte di venerdì 5 marzo la Regione passa infatti in “zona arancione rafforzata” per effetto di un’ordinanza firmata poco fa dal presidente Attilio Fontana. La pandemia è tornata a correre, i parametri sono in rapido peggioramento e il Pirellone ha deciso di non aspettare il bollettino settimanale del comitato tecnico-scientifico per dare un giro di vite alle misure per fermare il Covid-19.
Ad un anno dalla prima chiusura, per effetto del nuovo provvedimento da domani le campanelle delle scuole lombarde torneranno quindi silenziose: si riparte con la didattica a distanza, gli studenti tornano dietro allo schermo del computer. E la decisione, che nel nostro territorio aveva già avuto un precedente nella “serrata” della scuola primaria Tarra a Busto Garolfo, sembra destinata però a far discutere.
«È scandaloso, la scuola viene ancora una volta messa dietro a tutto – sbotta il vicesindaco di Rescaldina, Enrico Rudoni -: questo non è il modo giusto di lavorare, sottende un pensiero sbagliato e svilente verso la scuola che nuovamente viene considerata dopo una serie di interessi. Dopo mesi di sacrifici, si torna alla didattica a distanza che ha già mostrato tutti i suoi limiti. A distanza di un anno, peraltro, non è ancora stato trovato un metodo nemmeno per le comunicazioni: anche oggi abbiamo appreso la notizia da giornali e telegiornali prima di avere comunicazioni ufficiali. È irrispettoso nei confronti di tutti: prima di tutto dei genitori, dei bambini, che stanno soffrendo moltissimo questa situazione, e delle scuole, ma anche verso i comuni, che stanno cercando di barcamenarsi in questa situazione e non hanno informazioni se non in via indiretta».
Rescaldina, però, stavolta non intende stare a guardare. «Chiederemo al segretario se sia possibile “ribellarsi” ad un’ordinanza del genere – aggiunge Rudoni -: chiaramente non intendiamo mettere in nessun modo a repentaglio la salute di nessuno, ma non siamo burattini senza pensiero e siamo stufi e demoralizzati: non ci sembra rispettoso lavorare così».
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