“Viaggio al Pi Du Midi” con il Gruppo Astronomico Tradatese
Suggestivo argomento per la serata di lunedì 7 aprile al Cine Grassi di Tradate. Relatore il Professor Paolo Ostinelli

A 2877 metri in cima ai Pirenei francesi, sul Pic du Midi, venne fondato nel lontano 1873 uno dei più leggendari osservatori astronomici dell’intero pianeta, situato in uno dei siti osservativi migliori in assoluto per quanto riguarda l’assenza di turbolenza atmosferica e di inquinamento luminoso (le luci di Barcellona sono a 300 km…).
Sarà questo il suggestivo argomento della serata organizzata dal GAT, Gruppo Astronomico Tradatese, per Lunedì 7 Aprile 2025, h21 al Cine Grassi di Tradate. Relatore il Prof. Paolo Ostinelli che si è recato direttamente al Pic du Midì per una spedizione sia scientifica che turistica e che parlerà sul tema: “viaggio al Pic Du Midi”.
Oggi, all’Osservatorio del Pic du Midi si arriva comodamente in teleferica tutti i giorni dell’anno (salvo meteo avverso) dalla stazione sciistica di La Mongie, a 1.785 metri di altitudine. Dopo quindici minuti mozzafiato tra nuvole e precipizi, si approda ad un gigantesco edificio arroccato sul massiccio con cui in parte si mimetizza, pullulante di cupole immacolate e sormontato da un’antenna radiotelevisiva alta 102 metri. Nel 1904 si inizia a costruire un osservatorio stabile per ospitare un telescopio all’avanguardia e una residenza per dare alloggio agli astronomi di turno.
Oggi, nell’assetto attuale dell’osservatorio, dedicato sia alla ricerca scientifica che all’astro-turismo, la prima storica cupola da 9 metri ospita un planetario, il più alto d’Europa. In occasione della grande opposizione di Marte del 1909 il Pic du Midi contribuì a cancellare il mito dei ‘marziani’: vennero infatti ottenute 1350 immagini di Marte che sfatarono per sempre l’idea dei ‘canali’ lanciata da Schiaparelli. Vent’ anni dopo il Pic du Midi tornò prepotentemente in auge grazie a Bernard Lyot, studioso del Sole presso l’osservatorio di Parigi/Meudon. Qui, si occupava di un problema che affliggeva l’astronomia da mezzo secolo: studiare la corona solare, la parte più esterna dell’atmosfera del Sole, osservabile solo durante un’eclissi totale. Dopo una visita al Pic du Midi nell’estate del 1929, Lyot resta sbalordito dal cielo incontaminato che si gode dall’osservatorio e tra il 1930 e il 1934 realizza il primo coronografo, un disco che blocca la luce solare generando un’eclissi artificiale.
Con il coronografo, Lyot riesce a osservare le protuberanze, la corona e altri fenomeni solari altrimenti invisibili senza dover aspettare che la meccanica celeste regali un’eclissi totale a una piccola striscia di terra, magari pure lontana e difficile da raggiungere. Nel 1943 un nuovo telescopio da 60 cm resta in funzione fino alla fine degli anni Sessanta, sfornando immagini dettagliatissime di Mercurio, Venere e Marte, di Giove e le sue lune, di Saturno e i suoi anelli. Neanche la superficie della Luna gli sfugge, attirando negli anni Sessanta addirittura l’attenzione della Nasa, che qui finanzierà un programma di mappatura del nostro satellite naturale in vista delle missioni Apollo. L’ultima aggiunta, inaugurata nel 1980, è un telescopio da due metri, il più grande sul territorio francese. Si erge all’estremità nord-ovest dell’osservatorio, all’interno di una torre alta ventotto metri. Nel 2000, si cambia strategia, aprendo le porte all’astroturismo e sfruttando la risorsa più grande di questo straordinario sito: il cielo. Oggi, il Bernard Lyot Telescope è l’unico telescopio usato da astronomi professionisti: tutti gli altri – compreso il nuovo coronografo del 2009 – sono gestiti da volontari. La residenza è stata adattata per accogliere, oltre ad astronomi e astrofili, anche studenti universitari, scuole e turisti. E’ possibile prenotare una notte al cospetto del cosmo, sotto quel leggendario manto di stelle. A partire dal 2026. Perché fino a fine 2025 è tutto esaurito.
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