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Riccardo Ceratti a Materia: la musica come impegno civile ed espressione artistica “diretta”

Dal rock dialettale con i Los Muntos all'impegno sociale: il cantautore di Somma Lombardo si racconta prima del concerto di venerdì 18 aprile nella nuova sede di VareseNews

Riccardo Ceratti

“Per me la canzone deve essere una forma d’espressione diretta, in grado di cogliere subito, attraverso le immagini, l’attenzione ascoltatore, a cui trasmettere un messaggio. Mi piace che arrivi “cruda” nel testo e nelle melodia, come se fosse un corpo nudo a cui solo poi si fa indossare l’arrangiamento che invece è vestito”.

Basterebbero queste parole per descrivere la musica di Riccardo Ceratti, cantautore (anche se lui si definisce “musicista che scrive canzoni”) in concerto  Venerdì 18 aprile, a Materia, lo spazio libero e nuova sede di VareseNews, dove il musicista suonerà sul palco le canzoni che hanno segnato il suo cammino artistico.

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I temi e i testi dei brani composti dal cantautore di Somma Lombardo (più precisamente della frazione fluviale della Maddalena), che nel 1993 firmò un contratto con la storica “Dischi Ricordi”, spaziano dal personale all’universale e hanno come protagonisti figure e personaggi come don Lorenzo Milani, gli operai, i lavoratori oppure eventi che hanno segnato la storia d’Italia come la strage di Bologna e la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La sua musica, infatti, rende possibile sia uno sguardo sulla società, sia «un piccolo viaggio dentro noi stessi».

Il suo percorso artistico e umano inizia e si intreccia profondamente con il contesto sociale e politico dell’Italia degli Anni ’90, quando la sua carriera musicale è pronta a esplodere insieme ai Los Muntos, la band che ha formato insieme a Fabio De March e Angelo Ceriani.

L’inizio con i Los Muntos e il disco pubblicato con Ricordi

Nella prima metà degli Anni 90, l’Italia vive uno dei suoi momenti più turbolenti con Tangentopoli e il crollo della Prima Repubblica. È proprio in questo contesto che la musica di Ceratti e dei Los Muntos prende forma, con testi che riflettono lo zeitgeist di quel tempo. Il 1993 è un anno chiave per la loro carriera: il trio firma un contratto con Ricordi, una delle etichette più importanti del periodo.

Fondamentale per questo passaggio è l’incontro, reso possibile da Tony Vandoni, con Mario Ragni, che Ceratti ricorda con affetto: «Uno degli ultimi discografici che davvero aiutava gli artisti. In quel periodo un artista, se davvero ci credeva, doveva convincere il discografico, che a quel punto poteva aprirti le porte del grande pubblico. Lui ci disse che la nostra musica faceva compiere i 30 centimetri più difficili di tutti: quelli necessari per allungare la mano verso il portafoglio e comprare il disco. Oggi penso che l’autore e la canzone vengano considerati figure dell’industria musicale come sceneggiatori e produttori, mentre è la canzone che dovrebbe essere al centro di tutto».

Il primo brano su cui lavorano è Ciapa la Busta, seguito da Magna-Magna, una parodia di un nascente partito politico sorto durante la crisi dei primi partiti di massa repubblicani. «Per tutti, e in particolare per la mia generazione, la fine della Prima Repubblica fu un vero shock. Era qualcosa che forse ci aspettavamo un po’ tutti, ma senza sapere che fosse qualcosa di così profondo» commenta Ceratti.

Il successo sfiorato e la battuta d’arresto

I Los Muntos si distinguono per una scelta stilistica unica: portano il dialetto lombardo nel rock, in anticipo di qualche anno rispetto all’esordio solista di Davide Van De Sfroos (che vincerà il Tenco come artista emergente nel 1999). Questa peculiarità colpisce Ragni, che decide di puntare su di loro. Il disco viene registrato allo Studio Isola di Milano e viene seguito da un importante tour radiofonico in tutta Italia.

Ma proprio quando la band è pronta per il grande salto in televisione, qualcosa si blocca. «Al momento di fare il grande passo in televisione – racconta Ceratti –  il progetto si bloccò proprio a causa del dialetto, per il timore che, a causa del dialetto, l’etichetta potesse essere associata alla Lega Nord, negli anni della sua ascesa quando al governo c’era il PSI. Strozzata la promozione, perdemmo tutta la visibilità e quanto costruito in quel periodo. Credo che Ragni, sicuramente una persona molto “visionaria”, sia stato precipitoso nei confronti nostri, che avevamo 28 anni. Col “senno di poi” forse sarebbe stato meglio che la situazione di Tangentopoli si stabilizzasse maggiormente».

Lo stop improvviso dei Los Muntos rappresenta un duro colpo per Ceratti, che decide di abbandonare la produzione musicale. «Certo avere delle nostre produzioni nel catalogo della Fado fondata da Fabrizio De André e Dori Ghezzi è ancora un motivo di grande orgoglio ma quella battuta d’arresto mi causò vero crollo psicologico a causa di quella delusione. Quella che doveva essere il punto di partenza divenne il punto d’arrivo. Decisi che non ne avrei più voluto saperne della musica, così tornai a lavorare in fabbrica fino ai 45 anni. Solo a quel punto ho ripreso in mano la chitarra per scrivere».

Il ritorno alla musica e l’impegno civile

Dopo anni lontano dalla musica, Ceratti torna a comporre con un rinnovato senso di responsabilità sociale e impegno civile. La sua esperienza lavorativa in fabbrica ha lasciato un segno indelebile nella sua visione artistica. «Per me la forma canzone è impegno civile, non riesco a scrivere di e usare parole con sole, cuore, mare e amore per fare rima. Proprio non ce la faccio, è un mio limite, forse perché in fabbrica ho visto chi paga, ovvero chi sta sempre alla fonte di tutto: i lavoratori».

La musica, per Ceratti, è sempre stata un mezzo per raccontare la realtà e dare voce a chi spesso non ne ha. Non a caso, una delle sue produzioni più recenti è un musical dedicato a Don Milani, figura emblematica dell’impegno educativo e sociale.

«Io sono un musicista che scrive canzoni, non un cantante – spiega -. A me interessa comunicare in pochi minuti attraverso l’immagine, la metafora e la sintesi. Gli arrangiamenti è come se fossero dei vestiti che si fanno indossare a una canzone, che invece è il corpo nudo di un artista». Con questo spirito, Ceratti continua il suo percorso, portando avanti la sua idea di musica come testimonianza e riflessione, senza compromessi nonostante oggi il mondo della musica sia molto cambiato rispetto a quello degli inizi della sua carriera. L’appuntamento a Materia sarà un’occasione per rivivere la storia di un artista che ha saputo attraversare il tempo con le sue parole e le sue melodie.

Marco Tresca
marco.cippio.tresca@gmail.com
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Pubblicato il 03 Aprile 2025
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