A Saronno la stagione del Giuditta Pasta prosegue con “Boston Marriage”, effervescente commedia di David Mamet
Giovedì 3 aprile in scena Maria Paiato, Mariangela Granelli e Ludovica D'Auria per uno spettacolo divertente, spiazzante e molto moderno

Il cartellone di aprile del Teatro Giuditta Pasta di Saronno si apre giovedì 3 aprile con “Boston Marriage”, effervescente testo di David Mamet, voce tra le più rappresentative della scena americana, premio Pulitzer più volte nominato agli Oscar.
Il regista Giorgio Sangati dirige grandissime attrici, vere funambole della parola e dell’emozione, tra cui spicca la straordinaria Maria Paiato affiancata da un’intensa Mariangela Granelli e da Ludovica D’Auria. I battibecchi cinici, pungenti, feroci, asciutti e sempre perfetti per provocare l’effetto desiderato, regalano al pubblico momenti davvero esilaranti in questa bizzarra partita all’ultimo sangue per smascherare ogni convenzione riguardo l’Amore
In Boston Marriage – termine che nel New England a cavallo tra il XIX e il XX secolo indicava una convivenza tra donne economicamente indipendenti dagli uomini – è rappresentato l’incontro tra due dame, un tempo molto legate. Dopo la separazione, Anna ha trovato un uomo ricco che la mantiene e, protetta da lui, vorrebbe riprendere con sé Claire, appena arrivata in visita. Ma Claire è tornata per altri motivi e la riconquista si rivelerà più complicata del previsto.
«È un Mamet diverso dal solito – scrive Sangati nelle note di regia – Un Mamet che si prende una vacanza dalla gravità e gioca per il gusto di giocare, strizza l’occhio agli esperimenti brillanti di Tennessee Williams, ma, soprattutto, all’Importanza di essere Franco di Oscar Wilde. Protagonista assoluto, infatti, insieme alle interpreti, è il linguaggio e, di contro, il non-detto, l’allusione, la stravaganza, il paradosso. Mamet si diverte a parodiare la prosa ampollosa dell’epoca, ma dietro l’apparente assurdità della superficie si nasconde l’intento ambizioso di rovesciare la realtà attraverso uno scherzo che mira a creare anche un po’ di raffinatissimo scandalo. Qui sta il senso anche “politico” di un testo che divertiva e stupiva insieme il pubblico americano del 1999 così come oggi può fare con quello italiano. Il continuo gioco di facciate diventa la chiave di questa messa in scena che cerca di amplificare la funzione di prestidigitazione dell’opera, che nasconde da un lato per rivelare dall’altro: un set di un film o di una serie dove la finzione sembra essere l’unico modo per dire la verità».
Biglietti e prevendite sul sito del Teatro Giuditta Pasta

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